Mi faccio il libro

Mi faccio il libro

giovedì 31 marzo 2016

Proposizione avversativa e locativa ( marzo 2016 )

La proposizione avversativa è una subordinata che indica un fatto o una circostanza che è in contrasto con quanto affermato nella reggente/principale.

Nella forma esplicita è introdotta da QUANDO, MENTRE e LADDOVE spesso rafforzati da invece. Nella forma implicita troviamo INVECE DI, ANZICHE’, AL POSTO DI, IN LUOGO DI.

Ho taciuto ( prop. principale enunciativa ) / quando invece avrei dovuto raccontare la verità. 

Anziché parlare tutti insieme, / chiedete la parola ( prop. principale volitiva ). 

Quando e mentre possono introdurre sia una temporale sia una avversativa.

Sono molto affaticato ( prop. principale enunciativa ) / mentre dovrei essere in forma ( prop. subordinata avversativa ). 

Marta mangia ( prop. principale enunciativa ) / mentre guida ( prop. subordinata temporale ). 

Attenzione a non confondere la subordinata avversativa con la coordinata avversativa ( introdotta da ma, però, tuttavia, anzi, peraltro, nondimeno, pure, eppure, sennonché, bensì ). 



La proposizione locativa è una subordinata che indica la posizione nello spazio in cui ha valore quanto è detto nella reggente.

Dove il nonno viveva da ragazzo ( prop. sub. locativa ), hanno costruito quattro parcheggi ( prop. principale enunciativa ). 

Da dove abito ( prop. sub. locativa ), posso vedere il mare ( prop. principale enunciativa ). 


Esiste solo in forma esplicita, introdotta da un avverbio o da una locuzione avverbiale di luogo come dove, da dove, nel punto in cui, dal luogo in cui, con il verbo all'indicativo.

domenica 13 marzo 2016

Proposizione modale e strumentale ( marzo 2016 )

La proposizione modale è una subordinata che indica il modo in cui avviene l’azione o si realizza la circostanza espressa dal verbo della reggente. 

Ha agito secondo le nostre attese ( compl. di modo ) -> Ha agito come tutti si attendevano ( proposizione subordinata modale ). 

Forma esplicita: 1) come, nel modo che, nel modo in cui più indicativo; 2) come, come se, quasi che, comunque, in qualsiasi modo che più congiuntivo o condizionale. 

Esprime le sue idee / come se fossero verità assolute

Forma implicita: gerundio presente, con/a più infinito. 

Pigiando due volte il tasto, inserisci l’allarme. 

A correre così, rimarrai senza fiato. 


La proposizione strumentale è una subordinata che indica il mezzo attraverso il quale avviene ciò che è affermato nella reggente. Ha solo la forma implicita espressa dal gerundio o dall’infinito introdotto dalla preposizione con o da locuzioni come a furia di, a forza di. 

Li ho convinti con ragionamenti comprensibili ( compl. di mezzo o strumento ) -> Li ho convinti ragionando comprensibilmente ( proposizione strumentale ). 

A furia di provare, è riuscita a saltare la staccionata. 


In alcuni casi, la modale e la strumentale non si riescono a distinguere facilmente, bisogna cogliere le sfumature di significato. 

venerdì 4 marzo 2016

Proposizione subordinata concessiva, consecutiva e condizionale in un periodo ipotetico ( febbraio / marzo 2016 )

PROPOSIZIONE CONCESSIVA


Porto il cane fuori / nonostante a pioggia -> Porto il cane fuori / nonostante piova ( dal complemento concessivo alla subordinata concessiva ). 

Indica la circostanza nonostante la quale si verificano il fatto o l’azione espresse nella reggente/principale. 

Malgrado il libro fosse considerato stimolante, / qualcuno non lo ha letto per intero. 

Benché, sebbene, quantunque, nonostante, malgrado che, per quanto, anche se, neppure, neanche, chiunque, qualunque, qualsiasi, checché SEGUITI dal congiuntivo. 

Forma implicita: pure e gerundio, pure e benché e participio passato. 

Benché stremato dalla fatica, / andò all’allenamento. 


PERIODO IPOTETICO E PROPOSIZIONE CONDIZIONALE

Un periodo ipotetico è costituito da una subordinata condizionale ( detta protasi cioè premessa ) e da una proposizione principale ( detta apodosi cioè conseguenza ). 

Se avrò tempo, / passerò al supermercato. 

La proposizione subordinata condizionale indica la condizione che dovrebbe realizzarsi perché avvenga ciò che è affermato nella principale/reggente. 

Forma esplicita: 
se e indicativo o congiuntivo; 
qualora, nel caso in cui, purché, nell’ipotesi che, a patto che, nell’eventualità che SEGUITI dal congiuntivo. 

Qualora fossi ancora a casa, / potresti portarmi una copia dei documenti necessari. 

Forma implicita: 
a e infinito;
gerundio presente o participio passato. 

A sentire te, / dovrei litigare con il mio migliore amico. 

Ci sono tre tipi di periodi ipotetici.

1 Periodo ipotetico della realtà, in cui l’ipotesi espressa nella subordinata condizionale è ritenuta reale. Se c’è il sole, mi riscaldo. Modo indicativo sia nella subordinata che nella principale. 

2 Periodo ipotetico della possibilità, in cui l’ipotesi è ritenuta possibile. Se arrivassi in anticipo, mi fermerei al bar. Congiuntivo imperfetto nella subordinata e condizionale presente nella principale. 

3 Periodo ipotetico dell’irrealtà, in cui l’ipotesi è ritenuta irreale o impossibile oppure non si è verificata. Se avessi le ali, volerei su Firenze. Se fossi stato presente, avrei reagito con determinazione. Congiuntivo imperfetto o trapassato nella subordinata e condizionale presente o passato nella principale. 


PROPOSIZIONE CONSECUTIVA

Esprime la conseguenza di ciò che viene detto nella principale. Nella forma esplicita è’ introdotta da cosicché, in modo che, sicché, perché, a tal punto che. Oppure dal che anticipato nella principale da così, talmente, tanto, tale

Luigi è così appassionato di cinema / che vorrebbe fare il regista da grande.

L’allenatore farà /  in modo che tutti partecipino alla gara. 

Forma implicita: così, talmente, tanto, tale  nella principale e infinito introdotto da da e per. 

Sono talmente stanco / da non poter andare in bicicletta. 


POSSIBILE CONFUSIONE TRA LA FINALE E LA CONSECUTIVA INTRODOTTE DA PER. 

Esco / per andare in piscina ( finale ). C'è un fine che sarà raggiunto. IL SIGNIFICATO DELLA FRASE è POSITIVO. 

E' troppo tardi / per andare in piscina ( consecutiva ). 

1) Il fatto che sia tardi non permette che si verifichi quanto espresso dalla subordinata. IL SIGNIFICATO DELLA FRASE EQUIVALE AD UNA NEGAZIONE: non andrò in piscina. 
2) Proviamo a trasformare la forma implicita in quella esplicita: E' troppo tardi al tal punto che non andrò in piscina.   



Proposizione subordinata temporale, causale e finale ( febbraio 2016 )

PROPOSIZIONE TEMPORALE

Indica quando avviene ciò che è espresso nella principale.

Sarò felice al tuo arrivo -> Sarò felice quando arriverai ( dal complemento di tempo alla proposizione subordinata temporale ). 

Forma esplicita: quando, mentre, allorquando, nel momento in cui, dopo che, prima che, appena, ogni volta che, tutte le volte che, fino a che, fino a quando SEGUITI dall’indicativo.  
Prima che E congiuntivo. 

Quando sono al mare, mi rilasso sempre. 

Forma implicita: gerundio o participio passato; nel, prima di, dopo di SEGUITI dall’infinito. 

Parlando con te, ho capito i miei sbagli. 



PROPOSIZIONE CAUSALE

Resto a casa per la febbre -> Resto a casa perché ho la febbre ( dal complemento di causa alla proposizione subordinata causale ). 

Indica la causa dell’azione o della circostanza espressa nella reggente.

Forma esplicita: perché, ché, poiché, giacché, dal momento che, in quanto che, per il fatto che, siccome, dato che.

Forma implicita: per, di, a, per il fatto di SEGUITI dall’infinito. Gerundio o participio non preceduto da alcuna congiunzione. 

Nel momento in cui INTRODUCE una temporale.
Dal momento in cui INTRODUCE una causale.  

Poiché non ho abbastanza soldi, acquisterò un cellulare più economico. 

Sono stato disattento a perdere l’autobus. 



PROPOSIZIONE FINALE

Indica lo scopo, il fine dell’azione espressa nella principale.

Forma esplicita: affinché, perché, ché, a far sì che, al fine che, allo scopo che SEGUITI dal congiuntivo. 

Forma implicita: a, per, di, al fine di, allo scopo di SEGUITI dall’infinito. 

Gli parlai affinché capisse le mie reali intenzioni. 

Passo a salutarti.


Perché PUO’ INTRODURRE una finale, una causale oppure un’interrogativa indiretta. 

Ho alzato la voce perché tu mi ascoltassi. ( finale, azione nel futuro rispetto alla principale  )

Si rifugiarono in casa perché si stava scatenando una tempesta. ( causale, azione nel passato rispetto alla principale  )

Mi chiedo perché non sei venuto ieri. ( interrogativa indiretta, verbo CHIEDERE nella principale  )

mercoledì 3 febbraio 2016

La proposizione subordinata relativa ( febbraio 2016 )


La proposizione subordinata relativa è introdotta da un pronome relativo o da un avverbio relativo ( p.e. dove = nella quale ).

Attenzione al che! Può essere una congiunzione, in questo caso può introdurre una soggettiva, o  un pronome relativo, pertanto introduce una proposizione relativa e può essere sostituito dai seguenti pronomi: il quale, la quale, le quali, i quali. 

Ho comprato il libro ( PROP. PRINCIPALE ENUNCIATIVA ), che ( il quale, che è un pronome relativo che sostituisce il libro ) mi hai consigliato ( PROP. SUB. RELATIVA ).

La via dove ( = nella quale ) abito è pedonale. Dove abito: PROP. SUB. RELATIVA. La relativa può inserirsi all’interno della proposizione principale. 

Il che ha valore di soggetto o complemento oggetto. 1) Ho perso il quaderno / che mi ha prestato ( che: complemento oggetto, tu: soggetto sottinteso ). 2) Ho incontrato un amico / che abita a Roma ( che: soggetto ).   

Forma esplicita: che, il quale, alla quale, cui, di cui, con cui, chiunque, dove, laddove, dovunque.

Forma implicita: un presente passato o presente, a/ da / con cui / del quale e l’infinito.

Non ho un amico / con cui parlare. Questo è il quadro / da restaurare ( = che deve essere restaurato ). Sei il primo / ad ammettere il torto ( = che ammette un torto ). Quel politico esprime posizioni / derivanti ( = che derivano )  dalle sue esperienze precedenti. 

Può essere espressa anche dal semplice infinito: ho sentito Marco / chiudere la porta.

Nel caso in cui una relativa sia introdotta da un pronome misto o doppio ( chi, quanti, quanto, chiunque ), questo pronome va sdoppiato, sciolto, ce ne accorgiamo dal momento in cui svolge una funziona logica sia per la principale sia per la relativa.


Non mangia chi non lavora -> Non mangia colui ( soggetto della principale ) / che ( soggetto della subordinata relativa ) non lavora. 

sabato 16 gennaio 2016

I gradi delle subordinate, la proposizione dichiarativa e la prop. interrogativa indiretta ( gennaio 2016 )

I GRADI DELLE SUBORDINATE 

Una proposizione subordinata che dipende direttamente dalla principale si dice di 1° grado, mentre la proposizione che dipende da questa si dirà di secondo grado e così via.

1) Le previsioni meteo dicono / che oggi sarà una brutta giornata  /perché è prevista una perturbazione.  

2) La ragazza era entrata nel negozio / che si trova in via Roma / per acquistare un paio di scarpe.

NO -> Le previsioni dicono perché è prevista una perturbazione. 

SI' ->  La ragazza era entrata nel negozio per acquistare un paio di scarpe. 

Le previsioni meteo dicono: principale/reggente;   
che oggi sarà una brutta giornata: subordinata di primo grado;
perché è prevista una perturbazione: subordinata di secondo grado.

La ragazza era entrata nel negozio: principale/reggente; 
che si trova in via Roma: subordinata di primo grado; 
per acquistare un paio di scarpe: subordinata di primo grado. 



LA PROPOSIZIONE DICHIARATIVA

E' una subordinata che specifica e precisa il significato di una parte della proposizione principale/reggente, solitamente si riferisce al soggetto o al complemento oggetto contenuto nella principale. Spesso tra la principale e la dichiarativa si trovano i due punti, utilizzati in questo caso non per introdurre un elenco, ma per fornire una spiegazione. 

Mi rallegra / che la scuola finirà presto ( SUB. SOGGETTIVA ).
Mi rallegra questo: / che la scuola finirà presto  ( SUB. DICHIARATIVA ). LA DICHIARATIVA SPECIFICA CIO' CHE RIGUARDA IL SOGGETTO DELLA PRINCIPALE. 

Penso / che la notizia sia stata data troppo presto ( SUB. OGGETTIVA )
Penso questo: / che la notizia sia stata data troppo presto ( SUB. DICHIARATIVA ). LA DICHIARATIVA SPECIFICA CIO' CHE RIGUARDA IL COMPLEMENTO OGGETTO  DELLA PRINCIPALE. 

Il contenuto della dichiarativa può essere anticipato nella reggente da un complemento oggetto  espresso da un nome come il pensiero, la certezza, la speranza, l'impressione, l'idea o da un pronome dimostrativo come questo e quello. 

Abbiamo la certezza / che Marco arriverà tardi ( SUB. DICHIARATIVA ). 
Questo apprezzo di te: che faresti di tutto per gli amici ( SUB. DICHIARATIVA ).

FORMA IMPLICITA: ho la possibilità / di tornare in aereo ( SUB. DICHIARATIVA ).



LA PROPOSIZIONE INTERROGATIVA INDIRETTA

" Quando parti? " -> discorso diretto

Dimmi quando parti -> discorso indiretto.

Quando parti: proposizione principale interrogativa.

Dimmi: proposizione principale volitiva; quando parti: prop. subordinata interrogativa indiretta  

La proposizione interrogativa indiretta è una proposizione subordinata che pone una domanda o esprime un dubbio in forma indiretta, cioè in dipendenza da un'altra proposizione.  Nella reggente ci sono verbi che esprimono una domanda come chiedere, domandare, ignorare, dire, pensare, sapere, informarsi, nomi come domanda, questione e dubbio, aggettivi come incerto e perplesso. 


Ci chiediamo / se andare al cinema oggi o domani ( SUB. INT. INDIRETTA implicita ). 
Ci chiediamo / se andiamo al cinema oggi o domani ( SUB. INT. INDIRETTA esplicita ). 
Siamo incerti / se andare al cinema oggi o domani ( SUB. INT. INDIRETTA implicita ). 
La questione è / se andare al cinema oggi o domani ( SUB. INT. INDIRETTA implicita ). 
Ignoro / quale scelta abbia preso ( SUB. INT. INDIRETTA esplicita ). 

Se ci sono due interrogative indirette, la seconda è coordinata alla prima: 

Dimmi / com'è andata la gara ( SUB. INT. INDIR. ) / e quando sei rientrato ( COORD. COPULATIVA ). 









giovedì 10 dicembre 2015

La proposizione subordinata soggettiva e la proposizione subordinata oggettiva ( dicembre 2015 )

Una precisazione sulle proposizioni subordinate. 

Una proposizione subordinata è in forma esplicita se il verbo è al modo indicativo, congiuntivo o condizionale, mentre è in forma implicita se il verbo è al modo infinito, participio e gerundio. 


E' bene / che tu vada a Roma.  " E' bene " è una forma impersonale, quindi questa proposizione principale non ha il soggetto; la subordinata " che tu vada a Roma " costituisce il soggetto della principale pertanto si dice soggettiva.  

Penso / che tu sia sincero. Penso ... che cosa? La subordinata " che tu sia sincero " costituisce il complemento oggetto, perciò è detta oggettiva.




sabato 21 novembre 2015

Le frasi coordinate ( novembre 2015 )

Una proposizione coordinata può essere legata alla principale, non solo tramite una congiunzione coordinante, ma anche attraverso una virgola, due punti o un punto e virgola. Solitamente ha un predicato verbale o nominale che ha lo stesso tempo e modo verbale di quello della principiale. 

Congiunzioni copulative: e, anche, inoltre. 

Congiunzioni disgiuntive: o, oppure, ovvero. 

Congiunzioni avversative: anzi, ma, tuttavia, però. 

Congiunzioni dichiarative/esplicative: cioè, infatti, ossia.

Congiunzioni conclusive: quindi, dunque, perciò. 

Congiunzioni correlative: sia ... sia, e ... e, o ... o, né ... né. 


La coordinazione per asindeto si ha nel caso in cui tra la frase precedente e la coordinata non ci siano congiunzioni, ma solamente una virgola, due punti o un punto e virgola. 

sabato 14 novembre 2015

Le frasi principali ( novembre 2015 )

In base alle intenzioni comunicative e allo scopo di chi scrive, una proposizione principale può essere enunciativa, interrogativa, esclamativa, volitiva, desiderativa e incidentale. 

1 Le enunciative narrano un fatto, espongono una situazione, un’idea, un’opinione, descrivono un ambiente o una persona. 

C’è stato un incidente in autostrada. 
Il tuo dolce è ottimo.
Gli elettroni ruotano intono al nucleo.

2 Le interrogative si riconoscono dal punto interrogativo.

Verresti con me al cinema? 
A che ora apre il negozio?

3 Le esclamative si riconoscono dal punto esclamativo.

Che bel film! 
Quale errore! ( predicato verbale sottinteso: abbiamo commesso )

4 Le proposizioni volitive contengono un ordine o un divieto, non sempre hanno il punto esclamativo.

Stai fermo! 
Non parlare!
Mi faccia vedere patente e libretto. 

5 Le desiderative esprimono al condizionale un desiderio ( la stessa frase all’indicativo suonerebbe come un ordine ) e al congiuntivo un rimpianto o un augurio. 

Vorrei un caffè. 
( Piove forte ) Fossimo rimasti a casa!
Siate sempre orgogliosi di vostro fratello!

La proposizione desiderativa è una frase indipendente, ma spesso è introdotta da una congiunzione o da una locuzione che sottolinea il concetto di desiderio o di augurio. 

Se solo me l’avessi detto! 

6 Le incidentali sono frasi principali che si inseriscono tra il soggetto e il predicato di un’altra principale. Non hanno alcun legame sintattico con l’altra principale. 

Il latte, come tutti sanno ( prop. incidentale ), provoca numerose allergie.
Il latte, che ti ho consigliato ( prop. subordinata, il che pronome relativo ha un legame sintattico con l’altra frase, si riferisce e sostituisce latte ), viene venduto sotto casa mia. 

venerdì 30 ottobre 2015

Proposizione principale, proposizione coordinata e proposizione subordinata ( ottobre 2016 )

La proposizione principale
1 regge le altre proposizioni presenti nel periodo;
2 ha un senso compiuto;
3 può stare da sola;
4 ha un modo finito;
5 non è mai introdotta da una congiunzione, a differenza delle proposizioni coordinate che sono introdotte da una congiunzione coordinante e delle proposizioni subordinate introdotte da una congiunzione subordinante.
La proposizione principale, per le sue caratteristiche, è detta anche reggente e indipendente. 

Una proposizione coordinata da sola ha un senso compiuto e può essere legata alla principale, non solo tramite una congiunzione coordinante, ma anche da una virgola, da due punti e da un punto e virgola. Solitamente ha un predicato verbale o nominale che ha lo stesso tempo e modo verbale di quello della principiale. 

Una proposizione subordinata non può stare da sola e, oltre ad essere introdotta da una congiunzione subordinante o da un pronome relativo, può essere caratterizzata da un predicato verbale costituito da un modo indefinito, ossia da un participio, un infinito o un gerundio. Tempo e modi verbali spesso sono differenti da quelli della proposizione principale. 






martedì 27 ottobre 2015

Un periodo e le proposizioni ( ottobre 2016 )

Un periodo ( o frase complessa ) è compreso tra un punto fermo e quello successivo ( anche un punto interrogativo o esclamativo ) ed è costituito da due o più proposizioni. 

In un periodo ci sono tante proposizioni quanti sono i PREDICATI VERBALI  E NOMINALI. Si ricorda che un verbo fraseologico + preposizione + infinito di un altro verbo e un verbo servile + infinito di un secondo verbo costituiscono un unico predicato verbale.

A differenza della frase complessa, la frase semplice è costituita da un solo predicato.

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi nacque a Recanati, una piccola città di provincia dell'entroterra marchigiano, il 29 giugno 1798. Sua madre, Adelaide dei marchesi Antici, era nota per la sua esagerata parsimonia, // al punto da rallegrarsi della morte di un figlio neonato, // in prospettiva del risparmio che ne sarebbe derivato. Forse per compensare questa maniacale avarizia, // suo padre, il conte Monaldo, nobile reazionario e intellettuale conservatore, si dedicò // a dissipare la fortuna di famiglia. In compenso accumulò una vastissima biblioteca.


lunedì 27 aprile 2015

Complemento di modo, argomento, vocazione e concessivo ( marzo e aprile 2015 )

Attenzione a non confondere il complemento di modo con altri complementi!



1) Mio figlio studia con un amico. INSIEME A CHI STUDIA? CON CHI STUDIA?

" Con un amico " è un complemento di compagnia.

2) Mio figlio studia con un dizionario. CON CHE COSA? CON QUALE STRUMENTO?

" Con un dizionario " è un complemento di mezzo.

3) Mio figlio studia con diligenza. COME STUDIA? IN CHE MODO STUDIA?

" Con diligenza " è un complemento di modo o maniera, che indica il modo in cui si fa o avviene qualcosa.




Ho un libro di Luca. DI CHI E' IL LIBRO? " Di Luca " è un complemento di specificazione.

Ho un libro di scienze. " Di scienze " non specifica di chi è il libro, ma indica ciò di cui il libro parla o tratta, pertanto è un complemento di argomento.

In biblioteca ho trovato un trattato sull'arte greca. " Sull'arte ": c. di argomento.

Il complemento di argomento può essere retto da DI, SU, INTORNO A, A PROPOSITO DI.



Lucia, puoi prestarmi la penna?

" Lucia " mi serve a richiamare l'attenzione di questa persona, fa capire a chi rivolgo la parola. Si tratta di un complemento di vocazione, separato dal resto della frase per mezzo di una virgola.



Nonostante la pioggia uscì di casa.

" Nonostante la pioggia " è un complemento concessivo, indica qualcuno o qualcosa nonostante cui avviene un fatto. E' retto da NONOSTANTE, MALGRADO, A DISPETTO DI.


lunedì 16 febbraio 2015

Complemento di causa e complemento di fine ( lezione del 18 febbraio 2015 )

1. Non esco per la febbre.

2. Non esco per la finale di calcio. 


1. Non esco per la febbre, prima ho preso la febbre, poi ho deciso di non uscire. Si tratta di un complemento di causa, in quanto si riferisce al passato o al presente rispetto all’azione espressa dal verbo. 

2. Non esco per la finale di calcio, decido di non uscire e poi vedo la finale sportiva in casa. Si tratta di un complemento di fine, che si riferisce al futuro. 

Il complemento di causa indica il motivo per cui avviene un’azione. Risponde alle domande: perché? Per quale motivo? Può essere introdotto dalle seguenti locuzioni prepositive: a causa di, per via di.

Il complemento di fine esprime lo scopo che si intende raggiungere con una certa azione. Risponde alla domanda: per quale scopo? Può essere introdotto dalle seguenti locuzioni prepositive: a difesa di, in onore di, in vista di, a scopo di. 

Sono complementi di fine: occhiali da sole, canna da pesca, case di riposo, sala da ballo.  

domenica 11 gennaio 2015

Complementi di tempo, mezzo, compagnia ed unione ( lezioni nel periodo fine dicembre / inizio gennaio )

Sono stato a Roma per due settimane. ( la durata del mio soggiorno )

Sono stato a Roma due settimane fa. ( il momento in cui ci sono stato, cioè circa 14 giorni fa )

Il complemento di tempo determinato indica il momento in cui si verifica un'azione o una circostanza espressa dal verbo. Risponde alla domande: quando? Per quando? In quale momento o periodo? Il complemento di tempo continuato, invece, ci dice per quanto tempo dura un'azione o una condizione. Risponde alle domande: quanto? Per quanto tempo? in quanto tempo? da quanto tempo?  



Vengo a Firenze con mia sorella ( cioè insieme a lei ). Vengo a Firenze con il treno ( mi servo del treno, utilizzo questo mezzo per raggiungere il capoluogo toscano ). 

Il complemento di mezzo o strumento indica l'essere o la cosa per mezzo di cui si fa o avviene qualcosa, risponde alle domande: per mezzo di chi/di che cosa?

Il complemento di compagnia e quello di unione ci dicono rispettivamente l'essere animato                 ( compagnia ) e l'essere inanimato ( unione ) con cui si è o con cui si fa qualcosa. 
Compagnia: con chi? In compagnia di chi? 
Unione: con che cosa? Unitamente a che cosa?

giovedì 4 dicembre 2014

Complemento di denominazione e complementi di luogo ( lezioni del 28 novembre e del 10 dicembre 2014 )

La città di Roma, il nome di Carlo, il lago di Garda, il mese di gennaio. 

I sostantivi Roma, Carlo, Garda e gennaio sono retti dalla preposizione di e rispondono alla domanda “ di quale nome? “.  

Il complemento di denominazione è simile a quello di specificazione; indica il nome del sostantivo che lo precede. 




" Sono sul treno. Sono partito da Roma. Vado a Torino. Ora il treno sta passando per la Toscana “


Sono ( dove? In quale luogo? Essere è un verbo di stasi, cioè indica che si è in un luogo ) sul treno ( complemento di stato in luogo ). Sono partito ( da dove? Da quale luogo? Partire è un verbo di movimento ) da Roma ( complemento di moto da luogo ). Vado ( Dove? Verso dove? Andare è un verbo di movimento ) a Torino ( complemento di moto a luogo ). Ora il treno sta passando ( attraverso quale luogo? Per dove? Passare è un verbo di movimento ) per la Toscana ( complemento di moto per luogo ). 


giovedì 20 novembre 2014

Complemento di specificazione e complemento di termine ( lezione del 19 novembre 2014 )

In un dialogo tra compagni di classe si sente dire: “ Ho dato a Maria una scatola di cioccolatini “

Ho dato ( che cosa? ) una scatola ( a chi? ) a Maria ( di che cosa? ) di cioccolatini.

Complemento oggetto: chi? Che cosa?

Complemento di termine: a chi? A che cosa?

Complemento di specificazione: di chi? Di che cosa?

Lucia: “ Vorrei una fetta di crostata “. 

Il fratello di Lucia: “ Anch’io ne vorrei una fetta “ -> “ Anch’io vorrei una fetta di crostata “ -> ne = di crostata -> ne = complemento di specificazione.  

mercoledì 12 novembre 2014

Complemento predicativo del soggetto e c. pred. dell'oggetto ( lezione del 12 novembre 2014 )

Il giudizio di un amico può essere espresso nei due seguenti modi: in forma attiva e in forma passiva. Proviamo in tutti e due casi a togliere l’aggettivo “ geniale ” .

1. Lucia è ritenuta geniale da Marco ( Lucia = soggetto, è ritenuta = predicato verbale, da Marco = complemento d’agente ).

2. Marco ritiene Lucia geniale ( Marco = soggetto, ritiene = predicato verbale, Lucia = complemento oggetto ).

Senza l’aggettivo “ geniale “, i predicati verbali delle due frasi non hanno un significato completo, si sente che hanno bisogno di un aggettivo o di un sostantivo che completi il loro significato. Se si fosse trattato di un attributo, la sua mancanza non avrebbe intaccato il significato complessivo della frase. Lo stesso sarebbe valso nel caso di un'apposizione.

L'amica Lucia è ritenuta geniale da Marco / Marco ritiene geniale l'amica Lucia. 

L’aggettivo “ geniale “ nella prima frase costituisce un complemento predicativo del soggetto, cioè completa il significato del predicato e si riferisce al soggetto. Nella seconda frase invece è un complemento predicativo dell’oggetto, va a completare il significato del predicato e si riferisce al complemento oggetto. Entrambi i complementi posso presentarsi sotto forma sia di aggettivo che di sostantivo. 

Con i verbi appellativi ( chiamare, soprannominare, dire ), effettivi ( sembrare, parere, diventare, divenire, rendere ), estimativi ( stimare, giudicare, considerare, reputare ) ed elettivi ( eleggere, dichiarare, nominare, proclamare ) alla forma attiva c’è il complemento predicativo dell’oggetto, mentre alla forma passiva il predicativo del soggetto.

Il complemento predicativo del soggetto può seguire anche i verbi nascere, vivere, morire, restare, rimanere. Es. quel cantante morì povero ( povero = c. pred. del soggetto ). 

Il complemento predicativo dell’oggetto si può trovare con altri verbi che non rientrano tra quelli citati sopra, in questi casi è introdotto dalle seguenti parti del discorso: da, di, come, per, in qualità di. Es. trattano Mario da amico ( da amico = complemento predicativo dell’oggetto ).

martedì 4 novembre 2014

Complemento oggetto, complemento d'agente e di causa efficiente. Attributo e apposizione ( lezione di mercoledì 5 novembre )


Ieri sono stato in un negozio con mio fratello. Oggi posso raccontare ai miei compagni di classe che cosa è avvenuto nei due seguenti modi:

1) “ Ieri in un negozio mio fratello Marco ha acquistato una camicia bianca “

Oppure:

2) “ Ieri in un negozio una camicia bianca è stata acquistata da mio fratello Marco “

Quali sono i soggetti delle due frasi? I predicati verbali? Quali differenze ci sono tra le due frasi? 

“ Marco “ è il soggetto e “ ha acquistato “ è il predicato verbale della prima frase, mentre “ una camicia “ è il soggetto ed “ è stata acquistata “ è il predicato verbale della seconda frase. La prima frase è attiva e dopo il predicato verbale mi pongo la domanda “ chi? che cosa? “, mentre la seconda frase è passiva e ciò che segue il verbo risponde alla domanda “ da chi? da che cosa? “.

Complemento oggetto ( chi? che cosa? ): una camicia.
Complemento d’agente ( da chi? - se si trattasse di una cosa, risponderebbe alla domanda “ da che cosa? “ e si tratterebbe di un complemento di causa efficiente ): da Marco. 

In una frase attiva possiamo trovare espresso o sottinteso il complemento oggetto, mentre nella frase passiva possiamo individuare il complemento d’agente o quello di causa efficiente. 

“ Mio “, “ fratello “ e “ bianca “, che cosa sono? Si tratta di due aggettivi e di un sostantivo che accompagnano il soggetto e il complemento oggetto. Nella prima frase “ mio “ è un attributo del soggetto e “ fratello “ è un apposizione dello stesso soggetto, “ bianca “ invece è un attributo del complemento oggetto. 


L’attributo è un aggettivo, mentre l’apposizione è un sostantivo, entrambi sono uniti al soggetto, alla parte nominale o ad un complemento. 

mercoledì 15 ottobre 2014

Il soggetto ( lezione del 14 ottobre 2014 )

Il seguente testo è costituito da più periodi, un periodo comprende più frasi. Si contano tante frasi quanti sono i predicati verbali o nominali. Nell’analisi logica di una frase si individua prima il predicato verbale o nominale, poi successivamente il soggetto. 


Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 e muore a Ravenna nel 1321. E’ un poeta, uno scrittore e un politico. Il cittadino fiorentino viene considerato il padre della lingua italiana, perché è l'autore della Divina Commedia, uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Grazie a Dante la lingua volgare fiorentina raggiunge altissimi livelli espressivi.

Il soggetto compie o subisce l’azione? E’ sempre espresso? Da quale parte del discorso è introdotto?
Il soggetto può compiere l’azione o può subirla, può essere espresso o può essere sottinteso, ma può anche essere inesistente con i verbi impersonali ( p.e. nevica, piove, ecc. ), non è mai introdotto da una preposizione ( a, di, da, con, su, per, tra, fra, in ). Può essere accompagnato da un articolo, tra cui quelli partitivi da non confondere con le preposizioni articolate. Gli articoli partitivi possono essere sostituiti da “ un po’ di ”, “ alcuni “ o “ alcune “, se ciò non è possibile si tratta di preposizioni articolate.  

giovedì 2 ottobre 2014

Il predicato ( lezione del 3 ottobre 2014 ) - ANALISI LOGICA

Federico Rampini è un giornalista italiano. Nasce a Genova nel 1956, ma a due anni si trasferisce con la famiglia nella città di Bruxelles, che è in Belgio. Come corrispondente estero può raccontare dapprima le vicende della Silicon Valley, poi lascia gli Stati Uniti per aprire l'ufficio di corrispondenza di Pechino. Dal 2009 è un inviato per La Repubblica a New York. 






Sottolinea i verbi nel suddetto testo.

Il verbo è l’elemento fondamentale di una frase, le conferisce un significato completo e preciso. 

Ogni frase ha un predicato verbale che può essere costituito dai seguenti elementi:

  • un solo verbo; 
  • ausiliare + participio passato di un verbo;
  • verbo fraseologico + altro verbo all’infinito o gerundio;
  • verbo servile + altro verbo all’infinito;
  • verbo essere con il significato di “ si trova” e “ appartiene “.

Nel caso in cui una frase contenga il verbo essere più un sostantivo o un aggettivo, questi due elementi costituiscono un predicato nominale. Un predicato nominale è formato dalla copula ( verbo essere ) e dalla parte nominale ( aggettivo o sostantivo ). 

Tra due punti fermi possiamo avere anche due o più frasi, non sempre una sola. Due o più frasi costituiscono un periodo.